NAVIGAZIONE
Ultima modifica: 4 marzo 2015

Il Monastero di San Placido Calonerò

Il monastero di S.Placido Calonerò, una delle poche opere del rinascimento italiano presenti nella provincia di Messina, si raggiunge facilmente imboccando, dalla statale 114, la strada provinciale per il villaggio di Pezzolo, fino ad arrivare su una panoramica collina, dalla quale, guardando verso sud, si può ammirare l’omonimo monastero detto “Il vecchio”, presso il quale dimorarono i benedettini già dal 1361. Pochi anni dopo, il Conte Andrea Vinciguerra d’Aragona donava loro il proprio feudo con castello annesso. All’epoca il castello doveva occupare il posto dell’attuale chiostro settentrionale con a nord-ovest la torre, forse di origine saracena, anch’essa tutt’ora esistente. Il 1 Novembre del 1376 vennero gettate le fondamenta del nuovo monastero ed i lavori di questa prima fase proseguirono fino al 1394 (in questi anni vennero realizzati un dormitorio, altri locali ed iniziata la nuova chiesa).

Abbandonata definitivamente l’antica sede, la comunità monastica si trasferì nel 1445 nel nuovo monastero: il pontefice Eugenio IV concesse il permesso alla comunità di trasferirsi nel nuovo cenobio, trasferendo in esso tutti i privilegi acquisiti, i redditi e la dignità di Abbazia già ottenuta nel 1368. Nel 1486 Fra Girolamo Alibrandi portò a termine la fabbrica di S.Placido “il nuovo” integrando il castello, la chiesa, i dormitori e gli altri locali in un corpo unico. Esso doveva occupare l’intera superficie del chiostro nord e i locali annessi.
Il 18 luglio 1516, a seguito della bolla di Giulio II, la comunità benedettina messinese venne inclusa nella Congregazione Cassinese.
Nel 1535 il monastero ospitò per tre giorni Carlo V di ritorno dalla trionfale impresa di Tunisi contro i Mussulmani. Il soggiorno dell’imperatore fu però funestato dalla improvvisa morte del suo maggiordomo, colpito da un fulmine, che ivi trovò sepoltura.
Dopo l’Unità d’Italia l’antico monastero di S. Placido Calonerò ospitò uno studentato di novizi; poi, in seguito alla legge del 7 luglio 1866, venne soppresso come tutti i corpi religiosi. Con Decreto Regio del 12 luglio 1888 l’intera area, acquistata dall’Amministrazione Provinciale di Messina, fu trasformata in Regia Scuola Pratica di Agricoltura, intitolata all’agronomo Pietro Cuppari.
Della costruzione medievale rimangono il portale di ingresso settentrionale, la cappella ai piedi della torre con volta a crociera con chiavi pendule alla catalana e col suo bellissimo portale fiammeggiante di ispirazione levantino spagnola ed il locale annesso alla chiesa, degli inizi del 400, all’estremo est del corpo di fabbrica settentrionale. Nell’angolo di Nord-Ovest della cappella si trova uno stretto e basso passaggio che porta alla scala a chiocciola della torre. Di fronte alla cappella c’è il portale dì ingresso dell’antica chiesa, oggi sparita, del quale si notano le linee rinascimentali sovrapposte a quelle gotiche preesistenti. All’estremo est del corpo di fabbrica settentrionale si trova la bella sala gotica ai cui angoli si ergono colonnine sorreggenti i costoloni, anch’essi catalani, di una magnifica volta a crociera in perfette condizioni.
La parte rinascimentale è composta dai due chiostri, fatti edificare dagli abati Don Paolo Iannuzzo e Don Davide Sturniolo dal 1589 al 1608. Hanno 28 colonne ciascuno con capitello ionico e trabeazioni toscane, sormontate da archi a tutto sesto, ma leggermente ribassati, che fanno da imposta alle vellette della volta di copertura, le quali poggiano su capitelli a muro. Questo chiostro è reso più affascinante da un bellissimo tempietto, situato nel suo centro, a pianta ottagonale, con cupola poggiante su un tamburo, anch’esso ottagonale, e su esili colonne ioniche . Nella parete ovest del chiostro meridionale si trova il portale di ingresso al refettorio. Esso porta il busto di Carlo V e nell’architrave si può ancora leggere l’iscrizione latina ricordante la visita dell’imperatore fatta incidere dall’abate Sturniolo. A sud e ad ovest, il chiostro meridionale è limitato da corpi di fabbrica originali con ambienti ricoperti da volte a botte lunettate da volte a vela. Il prospetto nord del chiostro settentrionale, in corrispondenza della chiesa medievale, è una ricostruzione che non rispetta affatto la tipologia originaria.

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